Intervento di Renato Traquandi, ad Arezzo presso ASSOCIAZIONE CULTURALE  DANTE  ALIGHIERI


DANTE E MAZZINI: la Patria prima della Patria

Signore e Signori,
quest’anno, 2015,

viene celebrata la ricorrenza del 750/mo anniversario della nascita di Dante Alighieri.
L’occasione non può passare inosservata, ed è per questo che - in ogni parte del mondo culturale moderno - (che non si limita – soltanto - agli usi e costumi, definiti dai più, spicciativamente, all’”occidentale”, ma che si allarga, in ogni angolo del pianeta, ormai – veramente – divenuto piccolo e gracile, come lo stanno a dimostrare gli accadimenti recenti di odio e prevaricazione tra razze e religioni) …

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E’ alquanto complicato -  affrontare argomenti come questo, per le numerose implicazioni che - tale fenomeno- comporta; non semplici ne univoche – sono, infatti,  le angolazioni offerte da questa epopea ottocentesca, di respiro italiana, sì, ma di implicazioni – almeno - europee, se non addirittura - americane, dal momento che - una delle sue radici più significative – affonda- nei postulati della rivoluzione statunitense del 1775 e - uno dei suoi maggiori protagonisti, il generale Garibaldi, è stato più volte citato come “eroe dei due mondi”.
Una suggestione affascinante, per quanto priva di riscontro, è il tentativo- di arretrare- le sue origini - addirittura alla - prima metà dell’undicesimo secolo.
E’ uno storico napoletano, nato nel 1808 e deceduto nel 1882, tale Giuseppe Ricciardi,( sembra sia stato iniziato alla Giovine Italia di Mazzini) che ha lasciato, a noi posteri, volumi e trattati non privi di interesse, se non fosse per il fatto che molte delle argomentazioni apportate dal nostro, non possono essere verificabili, in quanto totalmente prive di risconto, come prima accennato; appunto, come il voler risalire all’anno 1.017 e a San Teobaldo di Provins, religioso eremita vicentino, il quale – sembra - essere stato tra i primi ad avere l’idea di produrre “carbone” dalla lenta procedura di combustione di vari alberi, tra i quali faggi, abeti, frassini e cerri.

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Intervento di Renato Traquandi, durante le celebrazioni del CL Anniversario dell’Unità d’Italia, nel corso del 2011, nelle diverse città italiane dove è stato invitato a partecipare a diversi convegni.


CL  Anniversario dell’Unità d’Italia ( 1861 – 2011)

Il contributo dei futuri italiani all’Unità della Patria

L’Italia dell’Ottocento era politicamente suddivisa in una manciata di Stati, tutti rivenienti dalla restaurazione operata dalle potenze europee vincitrici della Francia napoleonica; la Sicilia, la Campania, le Puglie… il meridione tutto, insomma, era tornato sotto il dominio della dinastia borbonica; c’era lo Stato Pontificio, con Roma, l’Umbria, le Marche e la Romagna, i Lorena a Firenze e in Toscana, il lombardo veneto inglobato nel vasto impero d’Austria, e la Sardegna, la Liguria con il Piemonte sotto l’egida della dinastia francese dei Savoia, che ebbe la fortunosa lungimiranza di farsi paladina di una riunificazione politica della penisola.

Gli abitanti dello stivale sono nella stragrande maggioranza di religione cattolica, fattore che, insieme con la lingua, costituisce l’identità comune, vera e profonda, di una popolazione, politicamente divisa da molti secoli, ma dal DNA formativo comune, con Dante Alighieri ed Alessandro Manzoni al vertice del suo idem sentire.

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Renato Traquandi ed il suo Ideario Repubblicano


Renato Traquandi di Arezzo è militante del Partito Repubblicano Italiano di lungo corso, nonché parente stretto dell'eroe del Partito d'Azione Nello Traquandi, le cui spoglie mortali riposano nel cimitero di Trespiano accanto a quelle di Carlo e Nello Rosselli, Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini. 
Assieme ad Aldo Chiarle (per quanto riguarda la tradizione socialista), al prof. Nicola Terracciano (per quanto riguarda la tradizione azionista) e a Massimo Teodori (per quanto riguarda il liberalismo radicale), è una delle mie "icone laiche": un "mostro sacro" di passione politica e culturale e per questo non posso fare a meno di conservare ogni suo appassionante articolo che leggo sulla Voce Repubblicana.
Con Renato, sino a che non ha cambiato indirizzo di posta elettronica (non conosco ancora quello nuovo), ci siamo sentiti in più di un'occasione per scambiarci alcune opinioni e debbo dire che mi piacerebbe molto conoscerlo di persona per stringergli fraternamente la mano.

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Comune di Fano  ( Marche)

Intervento del mazziniano Renato Traquandi al Convegno tenuto il 9 Febbraio 2006 in occasione della celebrazione della repubblica Romana del 1849.

I  DUE  GIUSEPPE,  FRATELLI,  RIVALI

C’è un quadretto, ancora abbastanza diffuso nei circoli repubblicani di Forlì, Ravenna, Carrara, Roma, insomma dove ancora esiste l’etica repubblicana: rappresenta Giuseppe Garibaldi, in abito marinaro, mentre stringe la mano a Giuseppe Mazzini, il quale, con l’indice della mano sinistra levato, addita un’immagine della Repubblica.

Giuseppe Garibaldi si pone la mano sinistra sul petto, nel tipico atteggiamento di chi si sottopone a giuramento.

Altri giovani uomini assistono, visibilmente impressionati ed emotivamente coinvolti, alla scena dell’incontro; Mazzini, vestito in nero ed accigliato, Garibaldi con l’ampia capigliatura fulva sciolta sulle spalle.

In risposta alla perorazione di Mazzini ( siamo a Marsiglia, nel 1833, nella sede della Giovine Italia), Garibaldi risponde: “ Sono pronto, fratello, a liberare l’Italia dal dominio straniero e farla una e repubblica. Ditemi solo dove… quando… come…”.

“Ora!” è la risposta di Giuseppe Mazzini.

“Sempre!” rispondono gli altri giovani lì presenti in coro.

Garibaldi aveva solo 13 anni, durante i moti del 1821, e bastò solo un viaggio a Roma con il padre nel 1825, per suscitare in lui la profonda emozione, l’idea forza del Risorgimento, che tanto potentemente agì in tutte le sue vicende. Poi lo sdegno per le crudeli repressioni nel 1831.

Le sanguinose repressioni dei Savoia nel 1833 lo fanno diventare un condannato a morte come “ bandito di primo catalogo” e lo costringono a riparare a Marsiglia.

Garibaldi era venuto a sapere della Giovine Italia nella tarda primavera di quello stesso anno, poco prima dell’imbarco come sotto ufficiale di Marina Mercantile verso il Mar Nero nel brigantino Clorinda, da un tale, certo Cuneo, che ne propagandava i postulati, ed esattamente mentre davanti ad una brocca di vino in una taverna genovese conversavano con altri marinai.

Rientrato  a Marsiglia da quel viaggio per mare, Giuseppe Garibaldi fu condotto alla periferia della città porto francese, presso la residenza di tale Ollivier, dove Mazzini viveva segretamente, per sottrarsi al controllo della polizia francese, la quale desiderava allontanarlo da lì in quanto “ sovversivo”.

La prima azione di Garibaldi nella Giovine Italia fu la partecipazione al tentativo insurrezionale di Genova, nel febbraio 1834, che per lui finì con una fuga avventurosa, travestito da contadino.

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