Indice
Sentieri repubblicani
Il seme Repubblicano
Giuseppe Mazzini
Giuseppe Garibaldi
L'eredità di Mazzini
Partito Repubblicano Italiano
Il P.R.I. in Parlamento: Gli uomini, i pensieri, le azioni
Randolfo Pacciardi
Casablanca
Pacciardi Parte II
Per una nuova Repubblica
Da Madrid a Madrid
Tutte le pagine

 

 

Melchiorre GioiaNato a Piacenza nel 1767, Melchiorre Gioia, partecipa al concorso bandito dalla Amministrazione generale della Lombardia nel 1798, avente per tema quale poteva essere il metodo di governo più adatto all’Italia di quel tempo. Melchiorre Gioia è considerato uno tra i più importanti precursori tra i letterati italiani. Della sua vita e delle sue opere non è questa la sede per parlarne, dacchè chi si volesse dedicare a tali interessi il consiglio più utile è quello di proporre una adeguata ricerca internettiana.

Quello che più ci preme è la disamina di questa “dissertazione”, non solo per il premio ricevuto da la nuova istituzione repubblicana cisalpina, nata sulle istanze della non ancora finita rivoluzione francese, ma da noi giudicata fondamentale per le tematiche che ci stanno a cuore. Giuseppe Mazzini è sempre ricordato, giovinetto, tenuto per mano dalla madre Maria Drago, negli angiporti genovesi, incuriosito e impietosito dalla raccolta di denaro fatta dagli esuli reduci della rivolta del 1811 in Piemonte; ma quasi mai l’aneddotica sul maestro del repubblicanesimo mondiale ricorda che una delle prime letture aggiuntive ai testi scolastici è stata proprio “Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità dell’Italia”.

Riteniamo fondamentale che chi legge queste note tenga in buon conto l’epoca in cui fu scritta per dare a questo volumetto il giusto valore. Ai giorni nostri l’opinione pubblica italiana ritiene che molta acqua sia passata sotto i ponti e che le problematiche odierne, quali la salute, il lavoro, l’ambiente, per citare i più importanti, prevalgano sulle questioni risalenti ad oltre duecento anni or sono.

Noi, che abbiamo persino più volte letto con attenzione questo volumetto, possiamo assicurare che le argomentazioni di Melchiorre Gioia sono di una attualità profonda, e le relative analisi e proposte risolutive sarebbe bene che la classe politica italiana del momento le conoscesse e valutasse. Nonostante la Carta Costituzionale del 1948, sulla quale è basata totalmente la democrazia italiana, il Risorgimento con le sue guerre di indipendenza e la monarchia sabauda con molti pregi ed altrettanti difetti, oggi si discute con toni accesi sulle riforme da attuare, di federalismo, di “cesarismo”, di conservatorismo e di revisionismo, con il clero italiano diviso tra coloro che rimpiangono il Papa Re e coloro che giudicano estremamente in positivo la fine del potere temporale del vescovo di Roma. Insomma dieci anni dopo l’anno duemila il “gran problema” pende ancora indeciso se non ineseguito. Saranno ora i fatti all’Italia più benigni? I toni da accesi sempre più diventano liti. L’unità e la democrazia sono gli auspici di ogni buon italiano. Melchiorre Gioia giudicava essere allora solo due le forme più idonee a raggiungere la felicità dell’Italia: l’unità italiana soprattutto, e le forme o quella repubblicana o quella monarchica costituzionale. Una confederazione di più stati, con forme di governo diverse poi, è troppo debole per contrastare le strategie straniere; quella dei sovrani, poi, non è forte che contro i propri sudditi.

Scrive Melchiorre Gioia: “ L’individuo non ha il diritto di decidere la questione che per se, il solo consesso nazionale il potrebbe per tutti. Quando potrà l’Italia esprimere liberamente i suoi voti e darsi quella forma di governo che più le conviene? Quando veramente gli italiani il vorranno. Intanto gli scritti dei buoni possono contribuire ad eccitare codesta volontà, ed a preparare la gran decisione che forse non è lontana…”.

Una tra le tante altre cose che impreziosiscono la biografia del personaggio è che questi, antesignano sostenitore di una repubblica italiana libera, ratta da istituzioni democratiche e soprattutto indivisibile per i suoi vincoli geografici, linguistici, storici e culturali, non sia un cittadino qualsiasi, ma un sacerdote convinto, costretto a rinunciare all’abito talare per le sue idee giacobine e l’ammirazione napoleonica, che gli costerà pure il carcere duro.

Risale al 1997 l’ultima edizione del volumetto che suscita il nostro interesse, edito dal Centro Editoriale Toscano, con la dotta introduzione del professor Salvo Mastellone. Altre edizioni più datate, tra le quali una risalente all’immediato dopo guerra si possono agevolmente trovare presso una qualsivoglia biblioteca pubblica comunale ben fornita e professionalmente adeguato allo scopo.

Di economia, di giustizia sociale, di ambiente, dell’impegno in politica, di sanità, di popolo e di mestieri, tratta Melchiorre Gioia, in modo tale da costituire una vera e propria piattaforma culturale agli approfondimenti necessari a chi vuole discettare di storia e di progresso, di fratellanza, democrazia, uguaglianza e libertà, per un moderno avvenire dell’umanità intera.

Significativo è l’inizio costituito dal primo capoverso del volumetto: “ Il Governo, confidato ai saggi eletti dal popolo, ossia la Repubblica, è l’unica forma del governo in cui fiorisca la libertà; dunque, dimandarsi quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità dell’Italia, cioè a dire ad una grande estensione di terreno sparsa di molte città, coperta di vari popoli, egli è lo stesso che dimandare se debbasi dividere in tante repubbliche isolate e indipendenti, come nell’Italia antica, ovvero in repubbliche confederate, come nell’America, o fissarvi una sola repubblica indivisibile, come al momento in Francia.

Da questa osservazione iniziano una serie di considerazioni che il Gioia approfondisce con un’analisi dettagliata nei minimi particolari, favorendo la forma repubblicana tra le tante forme di Stato, con una impressionante serie di concetti, ancor oggi utili decisamente, nel dibattito istituzionale italiano in primo luogo ed europeo in prospettiva.

Nel tracciare i nostri sentieri repubblicani non possiamo permetterci lo spazio ed il tempo necessario a recensire, come sarebbe utile fare, questa fondamentale opera per il repubblicanesimo italiano. Nell’invitare, chi avesse voglia di farlo, a recarsi in una biblioteca a reperire il volume, chiudiamo citando una delle frasi fondanti di tutto il volumetto:

“ …… mi basta d’avere provato in generale la necessità di separare il corpo legislativo dal potere esecutivo, di unire il corpo legislativo in una sola camera, e finalmente di fissare i limiti della durata dei vari poteri”